Una netta e attesa vittoria in Louisiana non cambierà gli esiti delle primarie: un po' perché a questa tappa elettorale è stata riservata poca attenzione mediatica (gli statunitensi al momento sono presi dalla discussione su Obamacare, le tensioni con l'Iran, il viaggio del presidente in Corea del Sud e altro ancora), un po' perché i delegati che Santorum ha conquistato nello stato del Sud sono troppo pochi per cambiare la situazione. Questione chiusa, dunque? Quasi. Per Santorum resta ancora una via da percorrere, è molto stretta e sembra comunque destinata a scontrarsi contro un muro invalicabile chiamato California.
Il prossimo mese sarà quello decisivo: degli 8 stati in cui si voterà ad aprile solo in due di questi Santorum ha delle chance (Wisconsin e Pennsylvania), mentre gli altri sei (Rhode Island, Delaware, D.C., New York, Connecticut, Maryland) sono saldamente in mando a Romney, come da tradizione moderata del nord-est. Il mese di aprile può quindi essere fatale per il candidato italo-americano, le cui speranze di continuare la corsa poggiano su una sola possibilità: arginare Romney nel momento a lui più favorevole, per rimanere vivo e guardare avanti. Per riuscirci è indispensabile vincere in Wisconsin il 3 aprile e in Pennsylvania il 24. In questo modo, in entrambe le tornate elettorali Santorum avrà materiale per annunciare di essere ancora in vita, togliendo un po' di spazio al trionfo del moderato mormone. In Wisconsin la situazione sembra però essersi ribaltata: se fino a poche settimane fa il social-conservatore di origini italiane sembrava avere in mano la situazione, ora è Romney a essere passato in vantaggio.